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I commenti

Cosa pensano i ragazzi dell'eperienza che li ha portato a Lentini nel gennaio 2006 ? Lasciamo a loro la parola.


Il commento di Nicolò Cannella

“La speranza di ritornare, di rivivere quei quattro giorni sarà sempre nel mio cuore…”. Sono Niccolò Canella e sono ancora molto felice perché sto ripensando a quei quattro giorni magnifici trascorsi in Sicilia, precisamente a Lentini.
Dopo essere atterrato con l’aereo l’aria era cambiata e tutto sembrava una magia invece avevo solo cambiato città. Io e tutti i membri del ccr di seconda e di terza media  assieme ad altri comuni Italiani quali Trentola Ducenta in Campania e Vaiano in Toscana siamo andati  a Lentini una bellissima località in provincia di Siracusa; in questo comune siamo stati ospitati per ben quattro giorni da delle famiglie in cui c’era una membro del ccr di Lentini.
Quando uno pensa alla Sicilia pensa subito alla Mafia invece bisogna sapere che non c’è solo lì la mafia ma c’è dappertutto anche qui nel Veneto. Un giorno di questi era stato invitato Bruno Piazzese un normalissimo uomo vittima della mafia che è venuto a trovarci nell’auditorium della scuola dove ci ha raccontato le sue tristi vicende e la sua ostinità nel combattere definitivamente la mafia. Questo uomo aveva fondato un pub che cominciava ad andare molto bene se non fosse stato per l’arrivo di una banda di mafiosi che voleva impossessarsi del locale però Bruno no glielo permise e quindi fu costretto a denunciare questo fatto. Dopo pochi mesi questi mafiosi furono incarcerati però diedero ordine ad altri malviventi di dare fuoco al localo, e così fecero; fatto sta che ora Bruno ha gia ricostruito tre volte il locale aiutato dai fondi dello stato. Il mio invito per Bruno è di non smettere mai di scoraggiarsi perché la mafia è questo che vuole.
Siamo giunti al termine del viaggio e un fiume di lacrime ci investì comunque questo gemellaggio resterà per sempre nel mio cuore e questo non è solo il mio pensiero ma è quello di tutti quelli che hanno vissuto assieme a noi questa esperienza. Ringrazio la prof. Rita Cormio, la preside, il sindaco e l’assessore per avermi ed averci dato questa occasione per fare nuove amicizie e sperò che questa fiamma non si spegni ma continui in questo e nei prossimi anni.


Il commento di Irene Rizzi

Volevo esprimere ciò che per me sono stati questi giorni a Lentini.
Prima di tutto volevo sottolineare che è stata una bellissima esperienza durante la quale ho capito come la gente, nel bel mezzo di un grosso problema quale la mafia, riesca a trovare quel grande sorriso e quella grande accoglienza calorosa che ti fa sentire a tuo agio anche lontano da casa, quella accoglienza che ti fa soffrire quando devi lasciarla. Ho ascoltato le storie di persone come “Mago Sales”, che lottano e si offrono per aiutare persone che hanno bisogno di aiuto. Persone che vengono continuamente attaccate dalla mafia e non cessano però di lavorare ben certi del pericolo che stanno correndo. Mi ha incuriosito davvero tanto ascoltare i vostri discorsi , anche i discorsi dei sindaci CCR , ma devo ammettere che il discorso che mi ha coinvolto e che mi è sinceramente piaciuto di più è stato quello del ex sindaco CCR di Lentini Nicolò.  Ho trovato il suo discorso il più maturo fatto dai ragazzi e mi ricordo la frase che ha detto: “Per star bene con gli altri bisogna prima di tutto stare bene con se stessi”!
La Sicilia viene descritta spesso come un brutto paese perché ha la mafia, ma io lo trovo un paese bello proprio per questo: perché è un paese che combatte, che non si stanca di combattere per il bene di tutti gli abitanti, che capisce cos’è la mafia ed è per questo che non smette di attaccarla e non finirà di farlo finché la Sicilia non diventerà uno dei più belli e sicuri posti dove poter vivere in armonia con gli altri. Ho capito molto in questi giorni, ed ho soprattutto riflettuto su come noi del nord, senza alcuna mafia, ci lamentiamo di più, non siamo mai felici, ed invece voi che vivete la mafia quotidianamente sorridete sempre. È stata veramente una bellissima esperienza, dove non mancavano di certo i colpi di scena, dove io e tutti gli altri ci siamo sentiti a casa, come tra persone che ci conoscevano da tanto tempo, tra persone che non si dimenticheranno mai che si vorranno bene per sempre.


Il commento di Eugenio Bigo.

“La fine non voluta di un progetto, l’inizio ben voluto di nuove amicizie”.

 Così si potrebbe definire questa iniziativa chiamata “Autostrada della legalità” giunta alla conclusione con la trasferta a Lentini di noi ragazzi di Camponogara, Veneto, Vaiano, Toscana, e Trentola-Ducenta, Campania.  Ma che cos’è questo progetto? Chiamato così per l’immaginaria linea che congiunge le quattro località, questa iniziativa ha il compito di rendere possibile il confronto tra ragazzi di diversi stili di vita e di pensiero, rallentando quella spaccatura che caratterizza sempre più il meridione dal resto dell’Italia. Accolti da un clamoroso applauso all’arrivo nella scuola, il preside dell’Istituto (4° comprensivo Marconi) ci ha invitato ad entrare nell’auditorium, una specie di sala teatro. Lì fummo tutti presentati assieme anche al nostro “gemello” (il ragazzo che ci avrebbe ospitato). Seguì un pranzo in sala mensa che, a quanto pare, costa 1.30 € con portate, però, da non mettere a confronto con le nostre (lasagne, patate, bistecca, aranciata…). Finito tutto, andammo ognuno nella casa a cui eravamo stati assegnati, per ritrovarci poi, la sera, in municipio per i discorsi (ritenuti un po’ noiosi) di sindaci, assessori, consiglieri e via dicendo.  Per il giorno dopo fu organizzata una bellissima visita all’anfiteatro di Siracusa, alla grotta chiamata “orecchio di Dioniso” per la sua forma strana e al centro storico della città. Tutti quei palazzi, caratterizzati da un magnifico stile Barocco, esprimono, con grande fastosità, quello che è e rimane uno degli stili più belli mai esistiti.

Tornati nel tardo pomeriggio ci fu proposto di restare per un po’ a scuola permettendoci così di poterci scambiare idee ed opinioni. La prima proposta fu quella della Città Educativa, tema nel quale vengono inclusi tutti gli altri problemi: lotta alla mafia, legalità, rapporti di lealtà e giustizia tra i cittadini…

La città educativa   è basata su un principio fondamentale: la partecipazione attiva di tutti.

Non solo quella dei giovani portatori del domani ma anche quella dei più vecchi, e non per il fatto che sono il nostro esempio bensì perché la loro generazione non deve essere persa come quella di Paolo Borsellino e Giovanni Falcone! I giudici, le scorte, i cittadini comuni, i ragazzi appena adolescenti morti poiché la nostra omertà ha ormai battuto il nostro coraggio di essere italiani.

L’ultimo giorno del nostro viaggio fu dedicato all’incontro con alcuni personaggi di spicco nel mondo dell’anti raket italiano, fra cui era presente anche Bruno Piazzese.

Ma chi è Bruno Piazzesi? Fino al 2001 questo signore era un semplice cittadino proprietario di un pub nel centro di Siracusa. Alcuni mafiosi interessati al locale cominciarono a chiedere il pizzo con intimidazioni all’inizio, per poi arrivare alla violenza fisica. Stanco della cosa in particolare dopo l’arrivo di un capo banda, Piazzese si decise a sporgere denuncia ai carabinieri, facendo così finire in prigione e sotto processo sei persone compreso il boss. Fu allora che iniziò il peggio: un incendio doloso distrusse il pub, facendolo andare in rovina. Deciso a vendicarsi prese la decisione di ricostruire tutto grazie anche alle spese dello Stato, sebbene ora è la terza volta che lo sta facendo.

Ora sono passati cinque anni da quel tragico inizio, la cosa si sussegue ma lui non si arrende e non si arrenderà mai perché, dice lui, è proprio quello che cercano di fare. I saluti per la partenza delirarono un poco facendo scoppiare in lacrime quasi tutta la gente presente. Ed è per questo motivo che, sentendo parlare di un possibile ritrovo a Torino, per la giornata nazionale dei morti per mafia, a tutti  si illuminò un viso di speranza…vero, professoressa?


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