libellula.gif (25351 byte)

La scuola
WB01539_-2.gif (682 byte)
Modulistica per le famiglie
Modulistica
del personale
Consulenze e Collaborazioni
Bilancio
WB01539_-2.gif (682 byte)
L'offerta formativa
I nostri progetti
I libri di testo adottati
Rassegna musicale
Rassegna teatrale
WB01539_-2.gif (682 byte)
Ricevimento genitori
WB01539_-2.gif (682 byte)
C.C.R.
WB01539_-2.gif (682 byte)
Scriveteci
WB01539_-2.gif (682 byte)
HOME

 

I commenti

Cosa pensano i ragazzi dell'eperienza che li ha portati ancora una volta nella città croata di Vinkovci, nel  2006 ? Lasciamo a loro la parola.

 

Il commento di Nadin Zancato

Due lingue che s’incrociano

Il 23-24-25-26 Marzo si è tenuto a Vinkovci un incontro per commemorare il decimo anno di gemellaggio tra la “giovane” cittadina croata ed il nostro comune, Camponogara. Ho attribuito a Vinkovci l’aggettivo “giovane” perché la nazione che si trova di fronte a noi, dall’altra parte dell’Adriatico, si è formata solo da una decina d’anni.
La Croazia è stata la culla di molti scontri tra Serbi e Croati per ottenere l’indipendenza dalla ex-Iugoslavia. I Serbi rivendicavano l’appartenenza della Croazia e per questo la zona è stata oggetto di forti bombardamenti serbi. Vinkovci è stata pesantemente distrutta. Però, nel giro di pochi anni, la nostra cittadina, con noi gemellata, è risorta. In verità ancora oggi, lungo la strada, si possono intravedere dei campi incolti con cartelli per segnalare la presenza di mine nel terreno, visto che per sminarlo ci vogliono parecchi soldi e i cittadini croati hanno deciso di lasciarle li e pian piano di liberarsene.
Quest'anno, come ormai da 3 anni a questa parte, oltre ai ragazzi del laboratorio strumentale, a questo scambio culturale tra i due comuni si è unito anche il Ccr, rappresentato dal sindaco e alcuni alunni-consiglieri più grandi, cioè della 2a e 3a  media (con l'eccezione di un consigliere molto attivo di 1a media). Io ricopro quest'anno il ruolo di sindaco dei ragazzi di Camponogara. In occasione del 10° anniversario del gemellaggio con Vinkovci, la sera del concerto ho dovuto leggere un piccolo pensiero sui giorni trascorsi a Vinkovci, sull'ospitalità delle famiglie e sul nostro futuro che sembrerà sempre più ricco di novità. Ho dovuto preparare il discorso, aiutata dalla ragazza che mi ospitava, e devo dire che non è stato per niente facile. Solo il pensiero di dover parlare una lingua mai sentita prima, mi spaventava un po’. Come si legge? Dove sono gli accenti? Come si scrive? Sono state le mie paure e difficoltà che in un primo momento non riuscivo a superare. Ma, poco alla volta, ho iniziato ad avere una certa dimestichezza con i suoni e le parole visto che si leggono pressappoco come si scrivono.
Il sindaco Ccr croato aveva già letto il suo discorso in lingua italiana nell'incontro tra i due Ccr, e se l'è cavata abbastanza bene. Allora ho pensato- Vuoi vedere che se lui ha parlato in italiano, io non ce la faccio a parlare in croato?-  Ed infatti, arrivata alla sera del concerto, pressappoco alla fine dovevamo esprimere le nostre riflessioni sullo scambio: lui in italiano e io in croato. Per primo parlò lui e dopo, quando ebbe finito, toccò a me e senza rendermene conto, con un po’ di errori, ce l'ho fatta e mi sentivo soddisfatta come non mai. Ragazzi, va bene sindaco italiano ma per provare la mia esperienza, cioè parlare in croato, sfiderei chiunque a farlo!

 

Il commento di Andrea Brusegan

Dal 23\03\06 al 26\03\06 con il ccr ho partecipato a un gemellaggio con la cittadina croata di Vinkovci e, a dire la verità, sono stato molto entusiasta della cosa. In Croazia ho potuto affinare il mio inglese, inoltre ho avuto la possibilità di vedere qualcosa di nuovo, qualcosa che non avevo mai visto. La cosa più toccante di questo gemellaggio è stata la visita ad un cimitero. Mi è rimasto impresso perché c’erano centinaia di croci bianche, in memoria ai caduti della guerra combattuta tra opposte fazioni di croati e serbi. Ma la cosa che più di tutte mi ha colpito di questo viaggio sono stati i campi ancora minati attorno le strade. Inoltre mi è piaciuta molto la città anche perché era grande.

Per me questo viaggio è servito sia a farci conoscere nuovi posti che a farci capire cos’è una guerra e cosa può provocare d’irreparabile. Ringrazio l’amministrazione comunale per avermi dato questa opportunità di conoscere una cultura diversa.

 

Il commento di Eugenio Bigo

Eliminiamo una parola dal vocabolario

Un’esperienza, un incontro, difficile da dimenticare. Così si potrebbe definire la trasferta di noi ragazzi del Consiglio Comunale dei ragazzi e di sperimentazione musicale a Vinkovci, cittadina al confine con la Serbia,  nazione con cui, purtroppo, i Croati portano ancora molti risentimenti. La guerra, evento che dilaniò i due Stati non molti anni fa, ha provocato ferite talmente profonde nell’animo della gente che difficilmente saranno debellate. Quando questo avverrà, ci sarà la possibilità di un riavvicinamento non solo tra i due popoli, ma di tutto l’occidente con il resto dell’Europa.
Una mia speranza iniziale su questo incontro? La possibilità simpatica di riuscire, con questo scambio culturale, ad eliminare quel pregiudizio che è ben radicato nel nostro paese secondo cui i Croati sono piuttosto freddi e distaccati. Invece, dopo dieci lunghe ore di viaggio per raggiungere Vinkovci, tutti fummo accolti dai ragazzi ospitanti e dai loro insegnanti, che furono certamente felici di rivederci.
Il primo giorno della nostra visita fu dedicato all’incontro tra le due amministrazioni Comunali sia dei ragazzi che degli adulti. Non mancarono certo poche sorprese: un’esibizione di canti tipici fu solo una delle tante iniziative simpatiche di quella mattina.
Una cosa che mi colpì molto fu la commozione del Sindaco di Vinkovci nel ricordare il più che decennale gemellaggio tra le due città: nel 1996, data ricordata come l’inizio dell’unione. La loro città era da poco uscita da un lungo martirio che durava ormai da quasi cinque anni. In seguito ai diversi aiuti ricevuti da parte della amministrazione di Camponogara,  tutto ha cominciato a funzionare, e ciò spiega il motivo della felicità del signor Karlic, sindaco di Vinkovci, al rinnovo del gemellaggio. Veramente anche il nostro assessore Danilo Ferrari era intensamente emozionato: è stato uno dei componenti più importanti e vitali, 10 anni fa, ad iniziare il lungo cammino di aiuto per la ricostruzione della cittadina croata. Ed in quella mattina lo abbiamo visto particolarmente coinvolto nel ricevere i ringraziamenti dell’Amministrazione di Vinkovci.  seguire quell’evento ci fu l’invito a pranzo in una trattoria delle vicinanze, che sfortunatamente non fu ben considerata dai miei compagni: va bé, sarà per un’altra volta! Nel pomeriggio fu il momento per i ragazzi di sperimentazione musicale di svolgere le prove  in vista del concerto che si sarebbe tenuto la sera stessa. Chitarre, flauti, violini e pianoforti sembravano non interessare a noi ragazzi del CCR che preferimmo allora andarcene a fare un giro per il centro della città.
La sera fu un momento catartico: l’agitazione dei ragazzi che avrebbero suonato, ad un certo momento, si placò e la musica iniziò…intervallata dalla lettura  di un breve  testo in croato, letto  dal nostro  nervoso sindaco CCR, Nadin.Tutto riuscì con un applauso da parte del pubblico. Il secondo ed ultimo giorno fu dedicato interamente alla visita della devastata Vukovar, città bagnata dal Danubio che segna direttamente il confine tra il territorio Serbo e quello Croato. Una riflessione su questa divisione, non solo naturale ma anche morale: che senso ha fare  il ponte di Messina quanto invece un ponte, molto più piccolo, per collegare fisicamente e moralmente due popoli che si sono fatti la guerra per cinque anni? Un popolo, nel momento in cui esce da un conflitto, si sa, conserva tanto odio all’aggressore. L’Europa, in seguito alla seconda guerra mondiale,  ci è passata. Ora
la Croazia deve almeno tentare.
Durante la visita al museo della città di Vukovar, una cosa che mi colpì molto fu l’affermazione della guida che disse:” Nel momento in cui a noi, gente priva di armi, mancavano gli attrezzi necessari per difenderci, l’unica cosa da fare era prendere mitragliatrici e pistole dai musei ”. Tutto questo bisogna che i nostri amici croati comincino a dimenticare.I saluti finali delirarono un poco,    creando molteplici facce tristi: certi desideravano restare, altri no. Una cosa però univa tutti: aiutare a collaborare per togliere dal vocabolario la parola guerra.

 

freccia.gif (1151 byte)

Indietro