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Perché i CCR

I Consigli Comunali dei Ragazzi come esempio di procedura e tecnica di tutela politica, istituzionale e costituente, dei diritti umani.

di Riccardo Abati

Nella nostra società complessa, anche all’interno delle realtà scolastiche, vi è l’urgenza di formare solide professionalità che richiedono l’obbligo morale di uscire dal ristretto ambito dei propri vissuti per proiettarsi verso orizzonti di <<opened fields>>, cioè di campi aperti, senza confini e/o steccati ideologici, per usare una terminologia mediata dal linguaggio geografico. In altri termini il mondo della Scuola deve comprendere che se si enuclea dal territorio nel quale è incardinato, non collaborando innanzitutto con le amministrazioni locali, è destinato a somigliare sempre più a un fiore reciso in un vaso piuttosto che a una rigogliosa pianta sempreverde. Il primo, inevitabilmente, è destinato a perire, la seconda a fruttificare. Tra Scuola ed Ente locale è indispensabile che vi sia un’attiva relazionalità basata su progetti concretamente realizzabili e soprattutto utili ai destinatari.. In altre parole si deve puntare alla costruzione di valori irrinunciabili (educazione, istruzione, solidarietà locale, nazionale e internazionale, partecipazione) in grado di porre in reciproca comunicazione le istituzioni educative e l’Ente locale in modo da giungere, insieme, alla formazione integrale della persona. Non solo sapere, ma anche saper fare. La collaborazione tra Scuola ed Ente locale è questione irrimandabile anche alla luce del Decreto Legislativo "Ulteriore conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli Enti Locali in attuazione del capo I della Legge 15 marzo 1997, n° 59",approvato definitivamente dal Consiglio dei Ministri. Il Capo III di tale Decreto Legislativo: "Istruzione scolastica", all’art. 139, secondo comma, esplicita le competenze dei Comuni, d’intesa con le istituzioni scolastiche, relativamente a:

- Educazione degli adulti;
- Interventi integrati di orientamento scolastico e professionale;
- Azioni tese a realizzare le pari opportunità di istruzione;
- Azioni di supporto tese a promuovere e sostenere la coerenza e la continuità in verticale e orizzontale tra i diversi gradi e ordini di scuola;
- Interventi perequativi;
- Interventi integrati di prevenzione della dispersine scolastica e di educazione alla salute.

Questi sei punti chiamano in causa la progettualità della Scuola che, necessariamente, dovrà confrontarsi con l’Ente locale per costruire percorsi educativi di alto spessore formativo e orientativo delle scelte di vita di ogni discente. Le finalità operative possono essere riassunte nella gestione di un progetto educativo globale e nello sviluppo di una comunità locale in grado di farsi carico degli interessi del minore. Stiamo assistendo al sorgere di una nuova stagione di democrazia che vede i Comuni d’Italia prodigarsi in politiche per i giovani al fine di renderli sempre più partecipi della vita politica locale. I Comuni più sensibili alle problematiche giovanili e quelli che stanno vivendo quotidiane e drammatiche esperienze sociali che vedono calpestati i fondamentali diritti della persona (diritto alla pace, alla vita, a riunirsi pacificamente, a esprimere le proprie opinioni, a professare la propria fede laica o religiosa, a crescere i propri figli in un ambiente sano e sicuro, ecc.), hanno costituito o lo stanno facendo, i Consigli Comunali dei Ragazzi, che ben possono ascriversi a modalità di tutela politica dei diritti umani in quanto si sviluppano in funzione dell’interazione delle tre forme base di garanzia dei diritti umani: etica, giuridica, educativa.

Esaminiamole brevemente.

  1. La garanzia etica costituisce la più alta manifestazione della sovranità originaria "pro quota" di ciascun individuo. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi possono assumere funzioni di "resistenza" in particolari situazioni di non legalità. Questo aspetto è spesso implicito nella costituzione di molti Consigli Comunali dei Ragazzi e non solo del centro – sud d’Italia. La garanzia etica trova la sua massima espressione nell’obiezione di coscienza la quale può divenire necessità interiore, profonda e consapevole, di tutto o di qualche membro del Consiglio Comunale dei Ragazzi, quale ferma presa di posizione di fronte a discutibili scelte politiche del Consiglio Comunale (CC) degli adulti o di qualche suo componente. La garanzia etica può manifestarsi anche con modalità di denuncia, per azioni decisamente illegali, di un cittadino verso il resto della comunità. Indubbiamente si tratta di un’estensione delle peculiarità di un Consiglio Comunale dei Ragazzi, ma non le escluderei a priori.

  2. La garanzia giuridica si esplicita attraverso le leggi e le sentenze e rappresenta la massima espressione della sovranità delegata.

  3. La garanzia educativa, indica la più alta espressione di creatività, solidarietà e sincronia di pensiero e d’azione. L’educazione è lo strumento di garanzia dei diritti umani più efficace ed efficiente e ogni educatore, come altre volte detto, è magistrato naturale dei diritti umani. Pertanto sono magistrati naturali dei diritti umani, tutti gli educatori che si occupano della gestione dei Consigli Comunali dei Ragazzi. L’educazione si pone l’obiettivo prioritario di prevenire le violazioni. I Consigli Comunali dei Ragazzi trovano nella garanzia educativa il luogo privilegiato nel quale motivarsi. Essa è garanzia reale che opera in ogni istante della quotidianità di ciascuno, e rappresenta non solo una misura di protezione, ma anche di promozione dei diritti umani. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è metodologia di educazione ai diritti umani in quanto:

  • è educazione alla vera pace, quella positiva, alla luce dell’art. 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo.

  • E’ corresponsione "dei doveri di ogni individuo verso la comunità, nella quale soltanto è possibile il libero e pieno sviluppo della sua personalità"(art. 29.1 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo).

  • E’ educazione all’esercizio dei diritti di cittadinanza planetaria perché lo status della persona si definisce in ragione degli eguali diritti innati di tutte le persone della Terra.

  • E’ educazione alla vera legalità in accordo con gli artt. 2,3,4 della Costituzione e dell’ordinamento internazionale: Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo; Patti internazionali del 1966: diritti civili e politici e diritti economici, sociali e culturali e Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, gruppi e organi della società per promuovere e proteggere i diritti umani universalmente riconosciuti e le libertà fondamentali (1998) (Cap. 1, art. 1; Cap. 2, art. 5, 3° comma).

      IConsiglio Comunale dei Ragazzi devono divenire organi rappresentativi di ampio respiro coordinato a livello nazionale, europeo (est ed ovest), e trasnazionale, fondati sul sapere assiopratico dei diritti umani.

  • È educazione alla democrazia cioè alla partecipazione, motivata e motivante, alla dinamicità della vita pubblica locale: palestra per crescere in consapevolezza e responsabilità e di maturazione collettiva fondata sulla conoscenza e la tutela politica e giuridica dei diritti dell’uomo e della donna di ogni razza, sesso, religione, ceto sociale, lingua e opinioni politiche.

      IlConsiglio Comunale dei Ragazzi è un esempio di esercizio dei ruolo di sovranità popolare, partendo dal basso, nel rispetto di regole e princìpi comuni a tutti

Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è uno dei luoghi privilegiati dove l’educazione ai diritti umani deve esplicitarsi, oltre agli ambiti familiari, formali, non formali e informali dell’educazione e quelli collegati alla testimonianza religiosa. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi raccoglie la sfida di contribuire ad educare ai diritti umani e assume la funzione di cerniera tra gli amministratori locali e il volontariato da una parte e il mondo scolastico dall’altra. Il ponte che si instaura, e attraverso il quale transitano, nei due sensi, intensi flussi di idee, di creatività, di progettualità, di collaborazione, avvalora il carattere di trasversalità e di partecipazione, tipico dei diritti umani. I Consigli Comunali dei Ragazzi con la loro propositività sono catalizzatori di sinergie tra le realtà della Scuola, gli Enti locali e la società civile. Nel momento in cui, negli Statuti comunali, viene scritta, è auspicabile in modo molto deciso e chiaro, la norma <<pace – diritti umani>> e si inserisce un apposito articolo che istituisce il Consiglio Comunale dei Ragazzi, si è costruita la via obbligata per fondare e concretizzare ogni iniziativa politica dell’amministrazione locale, finalizzata alla promozione, il rispetto, la protezione e il continuo monitoraggio dei diritti umani in ambito locale. La democrazia diviene così azione partecipata che si incunea negli interstizi della società civile con effetti dirompenti per quanto riguarda la rimozione degli "ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese" . Infatti i diritti umani, formalmente riconosciuti, rappresentano quello che essi suggeriscono e cioè: azione, comportamenti, procedure, politiche, istituzioni e cambiamenti strutturali. Un Consiglio Comunale dei Ragazzi raccoglie nel suo stesso esistere quanto citato sopra. Inoltre esso assolve a pieno titolo la funzione di protezione "ex ante" dei diritti umani in quanto è un realistico strumento di educazione che si inserisce nella sequenza: leggi + politiche + educazione + prevenzione + sanzioni che rappresenta la via di una completa protezione dei diritti umani. Purtroppo non c’è molta consapevolezza che un Consiglio Comunale dei Ragazzi rappresenta una modalità di tutela politica e istituzionale dei diritti umani. Ci si ferma quasi sempre a enfatizzare, giustamente, le sue caratteristiche di momento ludico, di esercizio dei diritti di cittadinanza, di propositività verso i vari assessorati, di raccolta delle istanze giovanili, di modalità di partecipazione, talvolta difficoltosa, alla vitalità di un’amministrazione locale e della scuola. Per un giovane lavorare in un Consiglio Comunale dei Ragazzi significa anche costruirsi, e di riflesso costruire nel mondo giovanile e nella comunità locale, gli anticorpi contro alcuni nemici della democrazia: indifferenza verso le grandi emergenze della società; non conoscenza dei meccanismi di funzionamento di un’amministrazione locale; diseducazione civica e ambientale; rigurgiti regionalistici e/o nazionalistici, finalizzati a una autarchia politica, economica, sociale e culturale; intolleranza etnica e religiosa, ecc.

Un Consiglio Comunale dei Ragazzi è una modalità di tutela politica dei diritti umani in quanto poggia sui seguenti princìpi, che devono essere già riconosciuti irrinunciabili nello Statuto comunale.
Essi sono:

- Integralità della persona umana
- Non violenza
- Interdipendenza e indivisibilità di tutti i diritti umani
- Specificità strategica e costituente dei diritti umani
- Precettività dei diritti umani (tutto quanto è inerente ai diritti umani è di natura costituzionale e le norme che li tutelano sono precettive ed erga omnes in virtù del loro contenuto)
- Solidarietà locale, nazionale, ma anche internazionale (ad esempio collaborazione con le Ambasciate di Democrazia Locale) in modo da attivare tutti i possibili sinergismi tra gli attori del sistema politico per il raggiungimento di obiettivi di pace positiva, cioè benessere sociale, economico e politico
- Efficacia. L’obiettivo della tutela dei diritti umani è la loro garanzia reale che richiede di mettere costantemente in discussione i mezzi, i tempi e le strategie per valutarne oggettivamente l’idoneità le rese.

    Per un Consiglio Comunale dei Ragazzi tale obiettivo è parte integrante e sottostà ad ogni progettualità nei vari settori: sociale, ambiente, sport e tempo libero, cultura.

  • Coerenza, cioè compatibilità etica tra mezzi e fini.

    Impegnarsi in un Consiglio Comunale dei Ragazzi presuppone verificare continuamente il proprio operato relativamente a: trasparenza delle proprie scelte e delle modalità per concretizzarle; ricadute sulla sfera personale (fisica e psichica) degli utenti (cittadini); efficienza ed efficacia delle proprie proposte al Consiglio Comunale degli adulti.

  • Responsabilità personale.

    Gli appartenenti a un Consiglio Comunale dei Ragazzi devono acquisire la consapevolezza di esercitare una funzione rappresentativa di una collettività giovanile locale, ma incarnata in un ambito regionale, nazionale ed europeo. Per il pieno raggiungimento di questo fine si rivela fondamentale la valorizzazione delle risorse individuali e di tutte le ricchezze valoriali interiori di ciascuno. Gli educatori che seguono l’attività di un Consiglio Comunale dei Ragazzi devono preoccuparsi di far emergere quanto sopra, perché soltanto divenendo pienamente consapevoli del loro ruolo di cittadini al servizio della comunità, si attiva la piena collaborazione, tra i componenti di un Consiglio Comunale dei Ragazzi, per realizzare gli obiettivi che si erano prefissati nel loro programma elettorale.

  • Centralità e trasversalità dell’educazione.

    Un Consiglio Comunale dei Ragazzi è un luogo privilegiato dove essa si realizza in quanto il suo funzionamento non è prerogativa di qualche insegnante di buona volontà. Non esiste una responsabilità soggettiva, come pure il Consiglio Comunale dei Ragazzi non è un orto che necessita di un solo padrone. La responsabilità dei singoli soggetti del Consiglio Comunale dei Ragazzi si confronta con la globalità del movimento delle idee e delle progettualità.

    Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è occasione per uscire dalla scolarità per incontrare l’umanità; è offerta di formazione oltre che di informazione; è esercizio della vera legalità fondata sul rispetto delle norme e sulla consapevolezza che esse sono a disposizione di tutti per essere conosciute e utilizzate anche al fine do compiere il passo successivo a una tutela politica dei propri diritti, quello della loro difesa, se necessaria, attraverso l’attivazione di procedure giudiziarie a livello nazionale, ma anche internazionale. Un Consiglio Comunale dei Ragazzi è infine luogo di maturazione e di crescita in consapevolezza democratica nella convinzione che solo educandosi e partecipando alla vita pubblica, conoscendo e rispettando le regole della convivenza democratica vi è la possibilità che molte decisioni politiche siano attivate, in base al principio di sussidiarietà , sempre a favore di tutti i cittadini.

Si tratta adesso di valutare se è possibile inquadrare i Consigli Comunali dei Ragazzi in uno dei tre gruppi di tecniche di tutela politica dei diritti umani : istituzionali, anomiche e costituenti. In prima istanza ritengo che i Consigli Comunali dei Ragazzi possano rientrare tra le tecniche di tutela politica istituzionale dei diritti umani. Quest’ultime sono quelle previste dalle norme delle istituzioni pubbliche e si traducono in comportamenti politici o anche solo materiali, ma non legislativi e giurisdizionali. Costituiscono tecniche di tutela politica istituzionale, ad esempio, l’attività di polizia, il monitoraggio, il lavoro dei rapporteur, la comunicazione individuale, gli uditori parlamentari in materia di diritti umani, gli interventi delle ONG e le loro microrealizzazioni per la cooperazione allo sviluppo, lo sciopero e l’obiezione di coscienza. Rientrano in questa categoria anche tutti i progetti di formazione centrati sull’educazione civica e la cultura costituzionale e in particolare i corsi di educazione alla legalità e ai diritti umani. Un Consiglio Comunale dei Ragazzi nel momento in cui entra in fibrillazione sinergica con le realtà socio-culturali ed economiche del territorio è vera espressione di azione partecipata al servizio della comunità giovanile, ma di riflesso di tutta la comunità locale che riceverà benefici in termini di miglioramento e risanamento delle fondazioni della società: la componente giovanile. La propositività e la concretizzazione dei desideri dei giovani senz’altro incideranno sulle scelte dell’amministrazione locale, spesso anche inducendo variazioni di alcuni obiettivi che la giunta comunale si era prefissata.

La collaborazione, il confronto, ma anche i possibili disaccordi tra Consiglio Comunale dei Ragazzi e CC divengono momenti di maturazione collettiva incentivata dal basso e dalla prorompente creatività, ricchezza e freschezza interiore delle ragazze e dei ragazzi.

Una maturazione collettiva per crescere insieme nella condivisione delle responsabilità e che sposta la prospettiva di lavorare non solo per i giovani, ma con i giovani. I Consigli Comunali dei Ragazzi sono la conferma che è possibile attivare una sorta di circolo virtuoso dove è evidente come in democrazia, la politica abbia bisogno di educazione. Particolarmente interessante, per alcune grandi direttrici destinate a facilitare la partecipazione dei giovani alle scelte politiche che li riguardano, è la Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale, proposta dal Consiglio d’Europa.

Essa è composta di due Titoli.

Il Titolo I (§ 1-33), tratta delle "politiche settoriali che i comuni e altre collettività territoriali s’impegnano a realizzare al fine di promuovere la partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale". Il Titolo II (§ 34-42) esamina "le condizioni istituzionali di partecipazione dei giovani ala vita comunale e regionale che i Comuni e altre collettività territoriali s’impegnano a realizzare e a ottimizzare". Per quanto attiene ai Consigli Comunali dei Ragazzi tutta la suddetta Carta Europea è ricca di riflessioni, aderenze concettuali, proposte operative e impegni per i Consigli Comunali degli adulti. In particolare in essa si avverte subito la centralità degli Enti locali nel processo di partecipazione alla vita democratica e "i giovani e i loro rappresentanti" (§ 1) sono i destinatari privilegiati delle politiche settoriali "senza nessuna discriminazione qualunque sia la minoranza etnica, razziale, nazionale, sociale e culturale cui essi appartengono" (§ 2). La vita associativa dei giovani è determinante per la vitalità politica, economica e culturale di una comunità. Ambedue "si offrono di favorire lo sviluppo di forme e di strutture elastiche di vita associativa" (§ 4). I Comuni oltre ad impegnarsi nel cercare soluzioni, efficaci ed efficienti, nei settori del tempo libero, della vita associativa, del lavoro e della lotta alla disoccupazione, della casa e dell’ambiente urbano, devono anche promuovere una "politica di formazione e di educazione che favorisca la partecipazione dei giovani" (§ 16-18). In particolare, "entro i limiti delle loro competenze, i comuni e le altre collettività territoriali si assumono l’impegno di attuare una politica scolastica a favore dell’educazione ai diritti dell’uomo e della partecipazione dei giovani alla vita della scuola e alle sue attività parallele, quali le attività parascolastiche e gli scambi fra studenti" (§ 16). Queste affermazioni costituiscono un punto cruciale di tutta la Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale. Infatti, " una politica scolastica a favore dell’educazione ai diritti dell’uomo" pone al centro delle scelte dell’Ente locale la persona umana, in questo caso dei giovani. Scelta, decisamente strategica e che è riconoscimento dei diritti dei giovani alla cittadinanza. Si tratta di una svolta culturale che consiste nell’assumere i bambini come cittadini: ora e con consapevolezza e fiducia. In secondo luogo è coinvolgimento, partecipazione dei giovani cittadini alla vita della comunità locale, in collaborazione con la Scuola che "come ambito di educazione e socializzazione, può offrire un contributo specifico nell’offerta di strumenti per l’interpretazione della realtà e per la valorizzazione della partecipazione degli studenti alla costruzione di itinerari formativi che li vedono protagonisti attivi della vita pubblica" . Istituzioni scolastiche ed Enti locali, in una prospettiva di collaborazione su obiettivi formativi comuni e complementari, sono certamente in grado di contribuire a far crescere e maturare la persona dal punto di vista morale e intellettuale per perseguire, raggiungere e proteggere i valori fondamentali costruttori di legalità che "è qualificazione di atti e comportamenti che sono conformi alla legge esistente". Infatti, "l’autentica legalità trova la sua motivazione radicale nella moralità dell’uomo; nella canalizzazione primaria, cioè, per uno sviluppo del senso della legalità, del vivo senso dell’etica come dimensione fondamentale e irrinunciabile della persona" . La partecipazione dei Comuni ai programmi formativi non deve essere considerata invasiva di competenze. "Nell’ambito della loro competenza per quanto riguarda i programmi di educazione e di formazione, i Comuni e altre collettività territoriali si prefiggono di associare i giovani alle strutture di concertazione che studiano attività e programmi pedagogici destinati a favorire diverse forme di espressione dei giovani" (§ 18). Un altro dato relativo alla partecipazione dei giovani alle dinamiche della vita locale è offerto dal paragrafo 17 della citata Carta Europea. Infatti i "Comuni e altre collettività territoriali incoraggiano e sostengono finanziariamente in modo particolare i progetti scolastici che mirano ad integrare i giovani nella vita cittadina" anche "favorendo la partecipazione dei giovani alla vita istituzionale scolastica per agevolare l’educazione alla vita democratica" (§ 17, ii). Non minore importanza rivestono "gli scambi fra giovani e i contatti multilaterali fra giovani e scuole dei vari comuni d’Europa, per favorire l’apertura verso una società multiculturale e un’educazione interculturale" (§ 17, iii), prevedendo anche "scambi internazionali tra giovani che possono svolgere un ruolo rilevante nella realizzazione di uno sviluppo economico regionale equilibrato in Europa" (§ 19).

Il Titolo II: " partecipazione istituzionale dei giovani alla vita locale e regionale" ipotizza tre possibili modalità di partecipazione alla vita pubblica della comunità: un partenariato, un delegato, e consigli di giovani. Nel primo caso si tratta di "strutture di associazione, in cui viene data la parola ai giovani, favoriscono la promozione del loro ruolo e dl loro status in seno alla città e sono l’elemento chiave indispensabile per la messa in pratica di questa Carta della partecipazione dei giovani alla vita cittadina" (§ 36). Nel caso del delegato si tratta di " un giovane o una giovane con un incarico nell’amministrazione locale o regionale a durata determinata. Questi assiste il servizio municipale incaricato della gioventù, bada alla coerenza degli obiettivi politici in materia di giovani e coordina le decisioni concernenti la gioventù" (§ 37, passim). Infine, vi possono essere i consigli dei giovani aventi funzione di "struttura di partecipazione attiva, in cui i giovani sono eletti da altri giovani; un giovane è eletto presidente dell’assemblea e occupa la copresidenza, in generale, con il sindaco o il consigliere comunale incaricato della gioventù: tranne il sindaco o il consigliere comunale incaricato della gioventù, l’assemblea è composta da giovani".

Il paragrafo 40 enuclea quattro linee di azione dei Consigli dei giovani:

  1. rilevazione dei bisogni e delle domande dei giovani, analisi dei problemi che si pongono, quali quelli dell’alloggio, dell’urbanizzazione, dell’impiego del tempo libero, degli spazi culturali, ecc.;

  2. dibattiti e studi al fine di realizzare progetti con l’aiuto di esperti, di eletti locali e di funzionari, nell’ambito di sottocommissioni;

  3. apertura di appositi capitoli di bilancio, iniziative di progetti, realizzazioni pratiche;

  4. valutazione costante dei risultati ottenuti.

 

In pratica si tratta di tipici compiti di un Consiglio Comunale dei Ragazzi. L’importante è consentire ai giovani di poter esprimere le loro idee e la loro creatività progettuale in modo da renderli protagonisti della vita democratica e della gestione della vita della comunità.

Inoltre, quando negli Statuti comunali viene inserita la norma "pace – diritti umani", l’Ente locale compie una fondamentale "scelta di grande rilievo etico, politico e giuridico, che attesta della volontà delle comunità politiche e civili locali di riconoscersi, prioritariamente, nei valori universali della umana convivenza" . La norma pace- diritti umani avvicina l’Ente locale ai cittadini cioè essa è vettore che lo pone nella condizione d’ascolto "dei bisogni reali, diritti fondamentali delle persone e delle comunità umane nel ripartire le competenze e i poteri decisionali tra i vari livelli istituzionali" . All’interno di ogni comunità locale la norma pace – diritti umani veicola negli interstizi delle dinamiche sociali, economiche e culturali della società il contenuto dell’articolo 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: "ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possono essere pienamente realizzati". E’ il concetto di pace positiva che avanza e che si incunea nelle scelte politiche, economiche e sociali del governo locale. E’ il prevalere della solidarietà e della cooperazione. E’ mettere sul piano giusto il principio di sussidiarietà: condizione perché la democrazia sia sostanziale in una interazione sinergica tra lo Stato e la società civile al fine di raggiungere l’obiettivo finale del benessere della comunità civile e del singolo. Lo stato riconosce e promuove le varie realtà che concorrono all’edificazione della società civile all’interno di un quadro di solidarietà complessiva. Quest’opera di promozione viene attuata agendo sul versante dei diritti della persona e della sua appartenenza alla comunità civile, nella quale si realizzano concretamente e in modo compiuto i diritti dell’uomo. L’edificazione di una pace positiva, così come evidenziata dall’art. 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo, richiama gli Enti locali a dotarsi di un’organica politica culturale fondata su un concetto di educazione di ampio respiro. Un’educazione che, alla luce dell’art. 13 del Patto Internazionale sui diritti economici, sociali e culturali, "deve mirare al pieno sviluppo della personalità umana e del senso della sua dignità e rafforzare il rispetto dei diritti umani e le libertà fondamentali". Si tratta di raggiungere l’obiettivo, ambizioso, ma fattibile, di quello che Paolo VI definiva lo "sviluppo integrale dell’uomo" attraverso una educazione/istruzione che, ancora ai sensi del sopra citato art. 13, "deve porre tutti gli esseri umani in grado di partecipare, in modo effettivo, alla vita di una società libera". Nel momento in cui un Consiglio Comunale sceglie di attivare un Consiglio Comunale dei Ragazzi, esso si pone la priorità di coinvolgere i giovani in un progetto di educazione a una democrazia veramente intesa come azione partecipata della "soggettività individuale e collettiva delle persone umane, <<soggettività – primaria>>, in quanto titolarità di diritti che la legge (interna e internazionale) riconosce come inerenti alla eguale dignità di tutte le persone e pertanto universali, interdipendenti e indivisibili, inviolabili, inalienabili" . Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è strumento strategico di un percorso per " attivare processi educativi che portino a sviluppare la capacità di coinvolgimento e le potenzialità di innovazione e partecipazione dei giovani" alla vita della comunità locale. Si attiva così "un percorso istituzionale che parte dal basso, non per disarticolare e dividere, ma per adeguatamente soddisfare bisogni umani reali" . Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è una modalità per praticare e sviluppare la democrazia attraverso l’educazione. L’Ente locale compiendo la scelta di istituire il Consiglio Comunale dei Ragazzi si pone come agenzia educativa <<master>> in un percorso di vera educazione civica, intesa come <<educazione alla pace, ai diritti umani delle persone e dei popoli e alla legalità>>, e che deve, necessariamente, avere un riscontro e una collocazione nel quadro più ampio della progettazione educativa di ogni istituto scolastico. La collaborazione l’Ente locale e la Scuola rappresenta la chiave di volta, il cavallo di Troia, per prevenire, combattere, e sconfiggere, tutti i comportamenti di illegalità latente o manifesta, all’interno della società, istituzioni educative comprese.

La prevenzione del disagio e della devianza non è esercizio teorico, ma attivazione di idonei percorsi di "educazione orientata all’azione i cui princìpi possono così riassumersi:

  1. la conoscenza deve condurre all’azione;

  2. l’accesso al sapere deve rendere capaci di esercitare potere (democrazia);

  3. l’apprendimento implica partecipazione;

  4. il discente è anche insegnante e viceversa;

  5. ci si educa alla solidarietà e alla democrazia praticando la solidarietà e la democrazia <<dal quartiere all’ONU>>" .

Si tratta di cinque affermazioni dirompenti dell’attuale sclerotizzazione di molte strutture scolastiche: un sistema ingessato e spesso inefficiente e incapace di produrre vera educazione. Quest’ultima è da intendersi come interazione fra tutte le componenti professionali di una istituzione scolastica che veramente si pone in ascolto dei veri bisogni materiali e spirituali dei discenti. Una Scuola che progetta e studia, non improvvisa, percorsi di soluzione, anche utilizzando "strutture organizzate" frutto delle scelte politiche in materia di educazione dell’Ente locale.

Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è una struttura organizzata, flessibile, dinamica, propositiva, portavoce delle istanze del mondo giovanile, ma anche attenta osservatrice delle problematiche emergenti dal complesso sistema dell’associazionismo e del volontariato. In seconda istanza i Consigli Comunali dei Ragazzi, oltre a rientrare tra le tecniche di tutela politica istituzionale dei diritti umani, ritengo che essi possano ascriversi anche come modalità di tutela politica costituente dei diritti umani. Le motivazioni a supporto di questa tesi devono essere ricercate nella interazione e relazionalità di tre attori: la comunità locale, quella nazionale e quella internazionale. Tuttavia la funzione di catalizzatore è svolta dall’Ente locale e tale ruolo di attivazione delle sinergie interne alla comunità locale sarà tanto più significativo se l’ente locale avrà assimilato e scritto nel proprio Statuto comunale, princìpi e norme giuridiche della Costituzione e del Diritto internazionale dei diritti umani, quali, ad esempio, quelli presenti nella Carta delle Nazioni Unite (1945); la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (1948); i due Patti Internazionali del 1966 rispettivamente sui diritti civili e politici e sui diritti economici, sociali e culturali; la Convenzione europea sui diritti e le libertà fondamentali (1950); la Convenzione internazionale contro la discriminazione razziale (1965), la Convenzione internazionale sui diritti dell’infanzia (1989); la Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, gruppi e strutture della società per promuovere e proteggere i diritti umani universalmente riconosciuti e le libertà fondamentali (1998). Il Consiglio Comunale dei Ragazzi assume le potenzialità di tecnica politica di tutela dei diritti umani, a livello costituente in quanto il suo esistere, per precisa volontà ed opera di un Consiglio Comunale, rappresenta una implementazione sia di norme costituzionali che internazionali. Tra le prime segnalo il 2° comma dell’art. 1 della Costituzione. "La sovranità appartiene al popolo che la esercita nelle forme e nei limiti della costituzione". Seguono gli artt. 2 e 3 e il 2° comma dell’art. 4. Non meno importanti gli artt. 17, 1° comma; il 18, 1° comma e il 21, 1° comma, relativi alla libertà di riunione, di associazione e di pensiero. Aggiungerei anche l’art. 49 e l’art. 54, 1° comma. Di questi riferimenti costituzionali si ha riscontro nella Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre 1950 e ratificata dall’Italia con la Legge 4 agosto 1955 n. 848. In particolare gli artt. 5 (diritto alla libertà e alla sicurezza); 9, 1° comma (libertà di pensiero); 10 (libertà di espressione); 11 (libertà di riunione e di associazione); 14 (riconoscimento dei diritti e delle libertà senza distinzione di sesso, razza, colore, lingua, religione, opinioni politiche o altre opinioni, origine nazionale o sociale, appartenenza ad una minoranza nazionale). Il 10 dicembre 1948 l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite approvò e proclamò la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. In essa sono solennemente elencati libertà e diritti che ritroviamo nella nostra Costituzione. Coerentemente con l’istituzione di un Consiglio Comunale dei Ragazzi si segnalano, oltre al Preambolo gli artt. 1, 2, 15, 18, 19, 20, 21, 26, 27, 29 1° comma. In particolare il valore formativo di un Consiglio Comunale dei Ragazzi trova il suo fondamento nel 2° comma dell’art. 26 che recita: "L’istruzione deve essere indirizzata al pieno sviluppo della personalità umana ed al rafforzamento del rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali". Relativamente al patto internazionale sui diritti civili e politici (16 dicembre 1966, entrato in vigore il 23 marzo 1976) "considerato che, in conformità ai princìpi enunciati nello statuto delle Nazioni Unite, il riconoscimento della dignità inerente a tutti i membri della famiglia umana e dei loro diritti, uguali e inalienabili, costituisce il fondamento della libertà, della giustizia e della pace nel mondo", si segnalano gli artt. 18 (libertà di pensiero, di coscienza e di religione); 19 (libertà di espressione e di manifestare le proprie opinioni); 21 (diritto di riunione pacifica); 22 (diritto alla libertà di associazione), 25 ("ogni cittadino ha il diritto, e deve avere la possibilità, senza alcuna …discriminazione …e senza restrizioni irragionevoli; di partecipare alla direzione degli affari pubblici, personalmente o attraverso rappresentanti liberamente scelti). E i giovani, di qualunque età, sono cittadini, in quanto persone.

Per quanto riguarda il Patto internazionale sui diritti economici sociali e culturali (16 dicembre 1966, entrato in vigore il 3 gennaio 1976), vi si afferma che "questi diritti derivano dalla dignità inerente alla persona umana "e "che l’individuo, in quanto ha dei doveri verso gli altri e verso la collettività alla quale appartiene, è tenuto a sforzarsi di promuovere e di rispettare i diritti riconosciuti nel presente Patto". Dopo aver richiamato le responsabilità della famiglia nell’educazione dei figli (art. 10) si ribadisce, con l’art. 13 quanto già affermato al 2° comma dell’art. 26 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo, ma in più, tale art. 13 al 1° comma aggiunge che "l’istruzione deve porre tutti gli individui in grado di partecipare in modo effettivo alla vita di una società libera". Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è una modalità di partecipazione concreta, propositiva e progettuale alla vita della comunità locale ed è catalizzatore di "comprensione, tolleranza e amicizia fra tutte le Nazioni e tutti i gruppi razziali, etnici o religiosi", al fine di "favorire" e incoraggiare" "lo sviluppo delle attività delle Nazioni Unite per il mantenimento della pace" . Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è il segno visibile di una scelta dell’Ente locale di porre l’educazione alla pace, ai diritti umani, alla solidarietà, alla non violenza, alla interculturalità in una società multiculturale, ai primi posti del suo operato di promuovere lo sviluppo integrale della persona umana di tutti i membri della comunità locale. Il Consiglio Comunale dei Ragazzi si fa azione visibile anche di una politica estera e cooperazione internazionale dell’Ente locale, mediante gemellaggi tra il Consiglio Comunale dei Ragazzi locale e quelli delle altre nazioni. Negli Stati dove non esistono, previ contatti tra i sindaci, il Consiglio Comunale dei Ragazzi può portare oltre confine la sua esperienza in modo da favorirne l’istituzione. Ogni Consiglio Comunale dei Ragazzi deve proporre al Consiglio comunale di avviare gemellaggi, non solo con i comuni situati in aree del nostro Paese ad alto rischio di illegalità o di illegalità conclamata, ma anche con comunità oltre confine che stanno risorgendo da lunghi periodi di conflitti bellici o che stanno avvicinandosi ad avere governi democratici. Al fine sono fortemente auspicabili contatti con le Ambasciate di Democrazia Locale. L ‘istituzione del Consiglio Comunale dei Ragazzi in molte aree geografiche stremate dalla guerra, dove i diritti umani sono stati lungamente, e volontariamente, violati, è sicuramente un contributo determinante allo scioglimento di tensioni e al riequilibrio dei rapporti interni e internazionali. E’ pertanto un’urgenza della storia, che sta entrando nel terzo millennio, che tutti i Comuni prendano consapevolezza di non essere isole, ma un grande arcipelago collegato da infiniti ponti di cooperazione e solidarietà, e dove il diritto internazionale dei diritti umani, dà loro forza civica propositiva anche sul piano internazionale in virtù del fatto che esiste una soggettività internazionale delle persone. Si instaura così un circolo virtuoso catalizzato dalla norma <<pace – diritti umani>>. Gli Enti locali e i Consigli Comunali dei Ragazzi entrano in un collegamento di rete a livello nazionale e internazionale e l’educazione alla pace, ai diritti umani e alla democrazia assume il valore di formazione permanente orientata all’azione. Ogni comunità locale contribuisce così alla promozione e alla tutela dei diritti umani cioè della vera legalità sia a livello locale, nazionale e internazionale. I Consigli Comunali dei Ragazzi divengono così sempre più strumenti di costruzione e potenziamento della legalità, della solidarietà e della pace interna e internazionale e modalità di tutela politica, istituzionale e costituente dei diritti umani. Un altro positivo riscontro delle potenzialità costituenti di un Consiglio Comunale dei Ragazzi si ritrovano nella Convenzione Internazionale sui diritti dell’Infanzia (20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con la Legge 27 maggio 1991, n° 176). Tuttavia già nella Dichiarazione di Ginevra del 1924 sui Diritti del Fanciullo e nella Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo adottata dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 20 novembre 1959, viene ribadita la centralità dell’infanzia nelle politiche degli stati, peraltro già affermate nel 2° comma dell’art. 25 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo. Tra i dieci princìpi della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, a sostegno del valore costituente di tecnica di tutela politica dei diritti umani di un Consiglio Comunale dei Ragazzi si segnala il Princìpio Settimo nel punto dove recita: "il fanciullo ha diritto a godere di una educazione che contribuisca alla sua cultura generale e gli consenta, in una situazione di eguaglianza di possibilità, di sviluppare le sue facoltà, il suo giudizio personale e il suo senso di responsabilità morale e sociale, e di divenire un membro utile alla società. Il superiore interesse del fanciullo deve essere la guida di coloro che hanno la responsabilità della sua educazione e del suo orientamento …La società e i poteri pubblici devono fare ogni sforzo per favorire la realizzazione di tale diritto". Anche il Princìpio decimo supporta efficacemente l’istituzione e l’attività del Consiglio Comunale dei Ragazzi: "il fanciullo… deve essere educato in uno spirito di comprensione, di tolleranza, di amicizia fra i popoli, di pace e di fratellanza universale, e nella consapevolezza che deve consacrare le sue energie e la sua intelligenza al servizio dei propri simili". Passando ad esaminare la Convenzione internazionale sui diritti dell’Infanzia, assumono particolare valore gli articoli dal 12 al 17 che ribadiscono quanto già affermato nella nostra Carta costituzionale, nella Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo e nei due Patti internazionali, relativamente a: il diritto di opinione (art. 12) e di espressione (art. 13); il diritto alla libertà di pensiero, di coscienza e di religione (art. 14); il diritto alla libertà di associazione e di riunione pacifica (art. 15); il diritto alla privacy (art. 16) e il diritto di accesso alle informazioni (art.17). A questi aggiungerei l’art. 29 che focalizza la centralità dell’educazione che innanzi tutto deve "promuovere lo sviluppo della personalità del fanciullo, dei suoi talenti, delle sue attitudini mentali e fisiche, in tutto l’arco delle sue potenzialità" (1° comma, lettera a)). Non meno importante risulta poi educare i giovani a interiorizzare con profonda convinzione che alla base di ogni convivenza e azione umana deve esserci "il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali e dei princìpi enunciati nello Statuto delle Nazioni Unite" (lettera b)). Infine l’art. 29 , alla lettera d) riprende quanto affermato nel "principio decimo" della Dichiarazione dei Diritti del Fanciullo, ampliandolo nei contenuti, anche alla luce dell’art. 13 1° comma, del Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali. L’idea di fondo che vuole il Consiglio Comunale dei Ragazzi come una modalità di attuazione del diritto di cittadinanza e tecnica di tutela politica istituzionale e costituente dei diritti umani è supportata da una normativa nazionale e internazionale regolarmente distribuita in un arco di tempo che va dal 1948 ad oggi. Anzi, l’impegno delle/dei ragazze/i lavorare nei Consigli Comunali dei Ragazzi, concorre a sostenere le finalità e l’azione capillare, per il mantenimento della pace nel mondo, delle Nazioni Unite, così come elencato nell’art. 1 dello Statuto delle Nazioni Unite (26 giugno 1945). Infine è da citare la "Dichiarazione sul diritto e la responsabilità degli individui, dei gruppi e degli organi della società di promuovere e proteggere i diritti umani e le libertà fondamentali universalmente riconosciuti (1998)". Nel Preambolo si legge, tra l’altro, che l’Assemblea Generale riafferma che "tutti i diritti umani e le libertà fondamentali sono universali, indivisibili, interdipendenti e correlati e devono essere promossi e implementati in modo giusto ed equo, senza escludere l’implementazione di ciascuno di questi diritti e libertà". Nell’art. 1 del Capo I si legge inoltre che "ognuno ha il diritto, sia individualmente sia in associazione con altri, di promuovere e di impegnarsi con tutte le proprie forze per la protezione e la realizzazione dei diritti umani e le libertà fondamentali ai livelli nazionale e internazionale". Merita una lettura anche l’art.2 che recita: "Ciascuno Stato ha la responsabilità primaria e il dovere di proteggere, promuovere e implementare tutti i diritti umani e le libertà fondamentali avviando ogni azione necessaria per creare tutte le condizioni che possono essere utili nei settori sociali, economici, politici, ecc., e le garanzie legali necessarie per assicurare che tutte le persone sotto la sua giurisdizione, individualmente e in associazione con altri, siano in grado di godere di tutti questi diritti e libertà nella loro vita quotidiana…". Alla luce di questi due articoli della Dichiarazione in oggetto, ritroviamo le motivazioni profonde, direi quasi ontologiche, affinché l’Ente locale, in quanto istituzione formata da individui e gruppi, e di essi espressione nel Consiglio Comunale e nel Consiglio Comunale dei Ragazzi, s’impegni con tutta la propria propositività e peso politico, nel lottare per la promozione e la tutela dei diritti umani universalmente riconosciuti. Un impegno che travalica l’ambito comunale per farsi voce di chi non ha voce. L’obbligo prioritario dell’Ente locale, che scaturisce dalla lettura di questi due articoli della Dichiarazione, è quello di educare i propri cittadini a divenire soggetto consapevoli di essere portatori di un ricco e articolato pacchetto di diritti umani. Ogni cittadino ha la responsabilità etica e morale e il diritto/dovere di collaborare affinché in ogni società cresca e si rafforzi l’impegno quotidiano per la tutela dei diritti umani. Si tratta di una via obbligata per uscire dall’emergenza di un’illegalità serpeggiante fatta anche di tante "piccole" infrazioni, o ritenute tali, visto che stiamo assistendo a un progressivo abbassamento del "valore soglia" al di sopra del quale si può già parlare di illegalità. Questa degenerazione comportamentale, e purtroppo anche una evidente assuefazione verso atteggiamenti di non legalità, è assai diffusa e dilagante nel mondo giovanile, indipendentemente dal ceto sociale di appartenenza. Un Consiglio Comunale dei Ragazzi in quanto "organo della società ", può assolvere benissimo anche il ruolo di monitoraggio dei diritti umani e delle libertà fondamentali a partire dal basso, dalla realtà della componente giovanile, della quale è espressione. Infatti "ognuno ha il diritto, individualmente e in associazione con altri di conoscere, cercare, ottenere, ricevere e possedere informazioni riguardanti tutti i diritti umani e le libertà fondamentali, incluso l’accesso all’informazione come questi diritti e libertà hanno riscontri nella legislazione nazionale e nei sistemi giudiziario e amministrativo" ( art. 6, lett. a)). Il Consiglio Comunale dei Ragazzi è partecipazione attiva alla vita della comunità locale, coinvolgendo i giovani nel miglioramento della vita della comunità (art. 8) e l’Ente locale, attivando un Consiglio Comunale dei Ragazzi, con modifica dello Statuto Comunale che ne preveda l’istituzione, "promuove e facilita l’insegnamento dei diritti umani e delle libertà fondamentali a tutti i livelli di educazione" (art. 15). Il Consiglio Comunale dei Ragazzi diviene strumento di tutela politica istituzionale e costituente dei diritti umani in quanto questo gruppo di giovani, e di riflesso tutti i giovani, "hanno un importante ruolo da giocare e una responsabilità nella salvaguardia della democrazia, nella promozione dei diritti umani e delle libertà fondamentali, contribuendo alla promozione e all’avanzamento delle società democratiche, delle istituzioni e dei processi di democratizzazione. Allo stesso modo essi hanno un importante ruolo e una responsabilità nel contribuire, in modo appropriato, alla promozione dei diritti di ciascuno a un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà elencati nella Dichiarazione Universale dei diritti umani e gli altri strumenti di tutela dei diritti umani possono essere pienamente realizzati" . I Consigli Comunali dei Ragazzi entrano a pieno titolo in un progetto lungimirante e di ampio respiro, dell’Ente locale finalizzato alla "promozione dei diritti umani e delle minoranze; l’educazione ai diritti umani e alla pace, il funzionamento della democrazia locale; gli scambi socio culturali; gli scambi economici" . L’attivazione della collaborazione tra Consiglio Comunale dei Ragazzi ed Ente Locale è strumento di "co - educazione a democrazia, pace e diritti umani" . L’implementazione delle norme internazionali, attraverso i Consigli Comunali dei Ragazzi, sarà più rapida, efficace ed efficiente se ci sarà il coinvolgimento delle istituzioni scolastiche di ogni ordine e grado. L’inserimento delle occasioni di formazione offerte dai Consigli Comunali dei Ragazzi nei progetti ministeriali dedicati ai giovani e il coinvolgimento dell’associazionismo e del volontariato renderà il sapere assiopratico dei diritti umani il lievito di una nuova stagione della Scuola che finalmente uscirà dagli angusti spazi dei localismi e della burocrazia per aprirsi a una dimensione europea e mondiale.

realizzato da Riccardo Abati,
docente di materie scientifiche

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