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Come sono nati i CCR e come operano i CCR

di Riccardo Abati

Come sono nati

I Consigli Comunali dei Ragazzi vengono istituiti, per la prima volta, in Francia nel 1979, proclamato dalle Nazioni Unite: "Anno Internazionale dell’Infanzia". In quell’anno il sindaco e i rappresentanti locali di Schiltegheim, un piccolo comune dell’Alsazia (Francia orientale), immaginarono di poter creare una struttura in cui i giovani potessero essere, in prima persona, portavoce dei propri interessi secondo diverse fasce d’età. Da quella data, in Francia, sono sorti oltre mille Consigli Comunali dei Ragazzi organizzati in una struttura denominata ANACEJ (Association Nationale des Conseils d’Enfants et de Jeunesse). Nel contempo questa iniziativa, che vede collaborare le amministrazioni comunali con le istituzioni scolastiche, si sta gradualmente diffondendo in altri Paesi europei.

Nel 1992, a Firenze, presso l’Istituto degli Innocenti, al cui interno opera il Centro di Documentazione sui Problemi dell’Infanzia del Ministero della Solidarietà Sociale, si sono riuniti i sindaci delle grandi città del mondo. Da questa riunione emerse la decisione di costituire il "Comitato per il benessere dei ragazzi e delle ragazze" presieduto dal Sindaco e composto da tutti gli assessorati e i servizi dei Comuni che a vario titolo si occupano dei giovani (istruzione, cultura, attività sociali, ASL, vigili urbani, ambiente, …), nonché delle istituzioni, agenzie e associazioni più significative impegnate sul territorio (Provveditorati agli Studi, Tribunali dei minori, UNICEF, Associazioni, Organizzazioni Non Governative, …). Questo Comitato si pose l’obiettivo di ricondurre a unità organiche interventi fino ad allora svolti in modo settoriale e di ricoprire una funzione moto significativa indicata nel Parlamento europeo: verificare se le spese del Comune e dei suoi servizi sono basate su criteri di equità, se cioè non determinano discriminazioni tra generi.

In Italia i primi Consigli Comunali dei Ragazzi sono stati istituiti nel 1993 (Morrovalle e Tolentino, ambedue in provincia di Macerata) e attivati per scelta autonoma di alcuni sindaci che hanno raccolto l’invito dell’UNICEF – Italia ad attivarsi quali "difensori dei bambini".

I Consigli Comunali dei Ragazzi sono provvisti di un budget, in alcuni casi molto consistente, inserito in apposito capitolo del bilancio dell’amministrazione comunale. A tale scopo molti comuni attingono ai fondi della legge 285/1997.

Essi rappresentano un modo nuovo e originale per far partecipare, da protagonisti, i giovani alla vita interna delle istituzioni educative e anche alle proposte formative delle amministrazioni comunali. Allo stesso tempo il Consiglio Comunale dei Ragazzi costituisce un gruppo attivo e propositivo di persone che individuano problemi e propongono strategie risolutive ad educatori e amministratori, con il contributo della propria creatività, progettualità, intraprendenza, desiderio di collaborazione e di essere presenza operativa all’interno della scuola e del proprio territorio. L’attivazione di un Consiglio Comunale dei Ragazzi assume il significato e il valore educativo di un grande gioco, che specialmente negli adolescenti costituisce una delle modalità privilegiate per incarnare apprendimenti significativi e significanti nel vissuto dei giovani. Infatti il Consiglio Comunale dei Ragazzi mette alla prova, e sviluppa, le potenzialità di ciascuna/o alunna/o, mediante il coinvolgimento personale nel compiere scelte responsabili utili a tutta la comunità.

A scanso di equivoci è opportuno precisare che esso non è un gruppo politico o politicizzato, come pure non è strumento in mano al dirigente scolastico, agli insegnanti o all’amministrazione comunale. Queste tre componenti svolgono soltanto una funzione di supporto logistico per facilitare, con la totale obiettività e rispetto della persona dei giovani, il lavoro di tutto il Consiglio Comunale dei Ragazzi il quale, in piena libertà, e senza timori, deve farsi interlocutore attivo nei loro confronti. Si può affermare con certezza che il Consiglio Comunale dei Ragazzi è un progetto/azione in grado di implementare nella quotidianità i diritti di cittadinanza. Per giungere alla costituzione di un Consiglio Comunale dei Ragazzi un ruolo fondamentale è svolto dai docenti, nessuno escluso, indipendentemente dalla disciplina d’insegnamento. Essi svolgono l’insostituibile compito di facilitare lo svolgimento di tutte le attività collegiali dei giovani coordinando i vari momenti del percorso per giungere alle elezioni. In questa loro attività i docenti sono i testimoni di come la formazione civica e ai valori costituzionali sia un obiettivo trasversale a tutte le discipline e compito inerente la professionalità degli educatori. Questi ultimi, in quanto magistrati naturali dei diritti umani, decidendo di avviare un Consiglio Comunale dei Ragazzi fanno propri, in prima istanza, i contenuti della Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo e della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia e li implementano nel quotidiano esercizio della loro professionalità cioè nel professare la motivazione ad accogliere e accompagnare i giovani nel processo di formazione integrale della loro personalità

Come operano

Nella nostra società complessa, anche all’interno delle realtà educative, vi è l’urgenza di formare solide professionalità che richiedono l’obbligo morale di uscire dal ristretto ambito dei propri vissuti per proiettarsi verso orizzonti conoscitivi aperti, senza confini e/o steccati ideologici. In altri termini il mondo della Scuola deve comprendere che se si enuclea dal territorio nel quale è incardinato, non collaborando innanzitutto con le amministrazioni locali, è destinato all’isolamento sociale e culturale. Pertanto tra Scuola ed Ente locale è indispensabile che vi sia un’intensa relazionalità basata su progetti/azione concretamente realizzabili e soprattutto utili ai destinatari. In altre parole si deve puntare alla costruzione di valori irrinunciabili (educazione, istruzione, legalità, solidarietà locale, nazionale e internazionale, cooperazione, partecipazione attiva e costruttiva alla dinamiche locali) in grado di porre in reciproca comunicazione le istituzioni educative e l’Ente locale in modo da giungere, insieme, alla formazione integrale della persona. Non solo sapere, ma anche saper fare e saper essere La collaborazione tra Scuola ed Ente locale è questione irrimandabile anche alla luce del Decreto Legislativo "Ulteriore conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle regioni ed agli Enti Locali in attuazione del capo I della Legge 15 marzo 1997, n° 59". Il Capo III di tale Decreto Legislativo: "Istruzione scolastica", all’art. 139, secondo comma, esplicita le competenze dei Comuni, d’intesa con le istituzioni scolastiche, relativamente a:

  • Educazione degli adulti;

  • Interventi integrati di orientamento scolastico e professionale;

  • Azioni tese a realizzare le pari opportunità di istruzione;

  • Azioni di supporto tese a promuovere e sostenere la coerenza e la continuità in verticale e orizzontale tra i diversi gradi e ordini di scuola;

  • Interventi perequativi;

  • Interventi integrati di prevenzione della dispersine scolastica e di educazione alla salute.

Questi sei punti chiamano in causa la progettualità della Scuola che, necessariamente, dovrà confrontarsi con l’Ente locale per costruire percorsi educativi di alto spessore formativo e orientativo delle scelte di vita di ogni discente. Le finalità operative possono essere riassunte nella gestione di un progetto educativo globale e nello sviluppo di una comunità locale in grado di farsi carico degli interessi del minore. Stiamo assistendo al sorgere di una nuova stagione di democrazia che vede i Comuni d’Italia prodigarsi in politiche per i giovani al fine di renderli sempre più partecipi della vita politica locale.

Un altro riferimento importante che rafforza il ruolo della collaborazione tra gli Enti locali e le istituzioni scolastiche, e dà spessore e significati alla costituzione dei Consigli Comunali dei Ragazzi, è dato dalla Legge 28 agosto 1997 n° 285. "Disposizioni per la promozione di diritti e di opportunità per l’infanzia e l’adolescenza). In particolare l’art. 7 elenca in modo chiaro i collegamenti tra i giovani, le istituzioni scolastiche e le amministrazioni comunali che devono esplicitarsi in:

  1. interventi che facilitino l’uso del tempo e degli spazi urbani e naturali, rimuovono ostacoli della mobilità, ampliano la fruizione di beni e servizi ambientali, culturali, sociali e sportivi;

  2. misure orientate alla promozione della conoscenza dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza presso tutta la cittadinanza e in particolare nei confronti degli addetti a servizi di pubblica utilità;

  3. misure volte a promuovere la partecipazione dei bambini e degli adolescenti alla vita della comunità locale, anche amministrativa.

Un Consiglio Comunale dei Ragazzi, nel momento in cui entra in relazione con le realtà socio-culturali ed economiche del territorio, è vera espressione di azione partecipata al servizio della comunità giovanile, ma di riflesso di tutta la comunità locale che riceverà benefici in termini di miglioramento e risanamento delle fondazioni della società: la componente giovanile. La propositività e la concretizzazione dei desideri dei giovani senz’altro incideranno sulle scelte dell’amministrazione locale, spesso anche inducendo variazioni di alcuni obiettivi che la giunta comunale si era prefissata o inducendo nuovi indirizzi.

La collaborazione, il confronto, ma anche i possibili disaccordi tra Consiglio Comunale dei Ragazzi e Consiglio Comunale divengono momenti di maturazione collettiva incentivata dal basso e dalla prorompente creatività, ricchezza e freschezza interiore delle ragazze e dei ragazzi. Una maturazione collettiva per crescere insieme nella condivisione delle responsabilità e che sposta la prospettiva di lavorare non solo per i giovani, ma con i giovani. I Consigli Comunali dei Ragazzi sono la conferma che è possibile attivare una sorta di circolo virtuoso dove è evidente come in democrazia, la politica abbia bisogno di educazione.

Il riconoscimento e la sollecitazione di una funzione attiva delle giovani generazioni fa parte delle più recenti elaborazioni del Consiglio d’Europa.

A questo proposito è particolarmente interessante, per quanto detto sopra e per alcune grandi direttrici destinate a facilitare la partecipazione dei giovani alle scelte politiche che li riguardano, la "Carta europea della partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale" (1996).

Questo documento merita una breve analisi relativamente ai collegamenti tra Consigli Comunali dei Ragazzi ed Enti Locali.

Essa è composta di due Titoli.

Il Titolo I (§ 1-33), tratta delle "politiche settoriali che i comuni e altre collettività territoriali s’impegnano a realizzare al fine di promuovere la partecipazione dei giovani alla vita comunale e regionale". Il Titolo II (§ 34-42) esamina "le condizioni istituzionali di partecipazione dei giovani ala vita comunale e regionale che i Comuni e altre collettività territoriali s’impegnano a realizzare e a ottimizzare". Per quanto attiene ai Consigli Comunali dei Ragazzi tutta la suddetta Carta Europea è ricca di riflessioni, aderenze concettuali, proposte operative e impegni anche per i Consigli Comunali degli adulti. In particolare in essa si avverte subito la centralità degli Enti locali nel processo di partecipazione alla vita democratica e "i giovani e i loro rappresentanti" (§ 1) sono i destinatari privilegiati delle politiche settoriali "senza nessuna discriminazione qualunque sia la minoranza etnica, razziale, nazionale, sociale e culturale cui essi appartengono" (§ 2). La vita associativa dei giovani è determinante per la vitalità politica, economica e culturale di una comunità. Ambedue "si offrono di favorire lo sviluppo di forme e di strutture elastiche di vita associativa" (§ 4). I Comuni oltre a impegnarsi nel cercare soluzioni, efficaci ed efficienti, nei settori del tempo libero, della vita associativa, del lavoro e della lotta alla disoccupazione, della casa e dell’ambiente urbano, devono anche promuovere una "politica di formazione e di educazione che favorisca la partecipazione dei giovani" (§ 16-18). In particolare, "entro i limiti delle loro competenze, i comuni e le altre collettività territoriali si assumono l’impegno di attuare una politica scolastica a favore dell’educazione ai diritti dell’uomo e della partecipazione dei giovani alla vita della scuola e alle sue attività parallele, quali le attività parascolastiche e gli scambi fra studenti" (§ 16). Queste affermazioni costituiscono un punto cruciale di tutta la sopra citata Carta Europea. Infatti, "una politica scolastica a favore dell’educazione ai diritti dell’uomo" pone al centro delle scelte dell’Ente locale la persona umana, in questo caso dei giovani. Scelta, decisamente strategica e che è riconoscimento dei diritti dei giovani alla cittadinanza. Si tratta di una svolta culturale che consiste nell’assumere i bambini come cittadini: adesso, con consapevolezza e fiducia. In secondo luogo è coinvolgimento, partecipazione dei giovani cittadini alla vita della comunità locale, in collaborazione con la Scuola che "come ambito di educazione e socializzazione, può offrire un contributo specifico nell’offerta di strumenti per l’interpretazione della realtà e per la valorizzazione della partecipazione degli studenti alla costruzione di itinerari formativi che li vedono protagonisti attivi della vita pubblica" . Istituzioni scolastiche ed Enti locali, in una prospettiva di collaborazione su obiettivi formativi comuni e complementari, sono certamente in grado di contribuire a far crescere e maturare la persona dal punto di vista morale e intellettuale per perseguire, raggiungere e proteggere i valori fondamentali costruttori di legalità che "è qualificazione di atti e comportamenti che sono conformi alla legge esistente". Infatti, "l’autentica legalità trova la sua motivazione radicale nella moralità dell’uomo; nella canalizzazione primaria, cioè, per uno sviluppo del senso della legalità, del vivo senso dell’etica come dimensione fondamentale e irrinunciabile della persona" . La partecipazione dei Comuni ai programmi formativi non deve essere considerata invasiva di competenze. "Nell’ambito della loro competenza per quanto riguarda i programmi di educazione e di formazione, i Comuni e altre collettività territoriali si prefiggono di associare i giovani alle strutture di concertazione che studiano attività e programmi pedagogici destinati a favorire diverse forme di espressione dei giovani" (§ 18). Un altro dato relativo alla partecipazione dei giovani alle dinamiche della vita locale è offerto dal paragrafo 17 della citata Carta Europea. Infatti i "Comuni e altre collettività territoriali incoraggiano e sostengono finanziariamente in modo particolare i progetti scolastici che mirano ad integrare i giovani nella vita cittadina" anche "favorendo la partecipazione dei giovani alla vita istituzionale scolastica per agevolare l’educazione alla vita democratica" (§ 17, ii). Non minore importanza rivestono "gli scambi fra giovani e i contatti multilaterali fra giovani e scuole dei vari comuni d’Europa, per favorire l’apertura verso una società multiculturale e un’educazione interculturale" (§ 17, iii), prevedendo anche "scambi internazionali tra giovani che possono svolgere un ruolo rilevante nella realizzazione di uno sviluppo economico regionale equilibrato in Europa" (§ 19).

Il Titolo II: " partecipazione istituzionale dei giovani alla vita locale e regionale" ipotizza tre possibili modalità di partecipazione alla vita pubblica della comunità: un partenariato, un delegato, e consigli di giovani. Nel primo caso si tratta di "strutture di associazione, in cui viene data la parola ai giovani, favoriscono la promozione del loro ruolo e dl loro status in seno alla città e sono l’elemento chiave indispensabile per la messa in pratica di questa Carta della partecipazione dei giovani alla vita cittadina" (§ 36). Nel caso del delegato si tratta di " un giovane o una giovane con un incarico nell’amministrazione locale o regionale a durata determinata. Questi assiste il servizio municipale incaricato della gioventù, bada alla coerenza degli obiettivi politici in materia di giovani e coordina le decisioni concernenti la gioventù" (§ 37, passim). Infine, vi possono essere i consigli dei giovani aventi funzione di "struttura di partecipazione attiva, in cui i giovani sono eletti da altri giovani; un giovane è eletto presidente dell’assemblea e occupa la copresidenza, in generale, con il sindaco o il consigliere comunale incaricato della gioventù: tranne il sindaco o il consigliere comunale incaricato della gioventù, l’assemblea è composta da giovani".

Il paragrafo 40 enuclea quattro linee di azione dei Consigli dei giovani:

  1. rilevazione dei bisogni e delle domande dei giovani, analisi dei problemi che si pongono, quali quelli dell’alloggio, dell’urbanizzazione, dell’impiego del tempo libero, degli spazi culturali, ecc.;

  2. dibattiti e studi al fine di realizzare progetti con l’aiuto di esperti, di eletti locali e di funzionari, nell’ambito di sottocommissioni;

  3. apertura di appositi capitoli di bilancio, iniziative di progetti, realizzazioni pratiche;

  4. valutazione costante dei risultati ottenuti.

In pratica si tratta di tipici compiti di un Consiglio Comunale dei Ragazzi. L’importante è consentire ai giovani di poter esprimere le loro idee e la loro creatività progettuale in modo da renderli protagonisti della vita democratica e della gestione della vita della comunità.

Inoltre, quando negli Statuti comunali viene inserita la norma "pace – diritti umani", l’Ente locale compie una fondamentale "scelta di grande rilievo etico, politico e giuridico, che attesta della volontà delle comunità politiche e civili locali di riconoscersi, prioritariamente, nei valori universali della umana convivenza" . La norma pace- diritti umani avvicina l’Ente locale ai cittadini cioè essa è vettore che lo pone nella condizione d’ascolto "dei bisogni reali, diritti fondamentali delle persone e delle comunità umane nel ripartire le competenze e i poteri decisionali tra i vari livelli istituzionali" . All’interno di ogni comunità locale la norma pace – diritti umani veicola negli interstizi delle dinamiche sociali, economiche e culturali della società il contenuto dell’articolo 28 della Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo: "ogni individuo ha diritto ad un ordine sociale e internazionale nel quale i diritti e le libertà enunciati in questa Dichiarazione possono essere pienamente realizzati". E’ il concetto di pace positiva che avanza e che si incunea nelle scelte educative, politiche, economiche e sociali dell’Ente locale. E’ il prevalere della solidarietà e della cooperazione. E’ mettere sul piano giusto il principio di sussidiarietà: condizione perché la democrazia sia sostanziale in una interazione sinergica tra lo Stato e la società civile al fine di raggiungere l’obiettivo finale del benessere della comunità civile e del singolo. Lo Stato riconosce e promuove le varie realtà che concorrono all’edificazione della società civile all’interno di un quadro di solidarietà complessiva. Quest’opera di promozione viene attuata agendo sul versante dei diritti della persona e della sua appartenenza alla comunità civile, nella quale si realizzano concretamente e in modo compiuto i diritti dell’uomo.

Riccardo Abati

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